mercoledì 28 maggio 2014

Quando tre carte fanno oh

Giornata impegnativa al lavoro, e uscito dall'ufficio qui nella città del bugianen ha pure diluviato a mani piene, evento atmosferico che normalmente non mi impensierisce gran che, ma oggi: 1-avevo dietro la spesa dei miei 2-ho trovato parcheggio lontanissimo 3-avevo ai piedi un paio di Geox minimaliste che facevo prima ad andare scalzo.

Poi torno a casa e trovo una busta con adesivo Uplay.it nella buca lettere.
Mi hanno spedito le 3 carte corrette di Le Havre (c'era un errore di traduzione: "pelle" al posto di "cuoio", nella ristampa di un paio di mesi fa).
Ho continuato a rigirarmi le tre carte fra le mani per mezzora, felice e incredulo come un bambino col biglietto del circo.
Un grazie a Uplay.it.
Contattati, si sono dimostrati disponibilissimi, veloci, professionali.
Sticazzi, se fossero tutti come loro....

martedì 27 maggio 2014

L'utopia del silicone

Un paio di settimane fa, ero in chat con Max di Ideeludiche a discutere di tette e comunismo.
"Il silicone ci ha fregato" salmodiava Max-Marx a un collettivo immaginario "Ci avevano detto che ci sarebbero state più tette per tutti".
Ma come si dice: il formaggio gratis sta solo nella trappola del topo.
E ci siamo accorti molto presto che quelle cose somigliavano ma non erano. Come le bistecche di soia.
Ho cercato di calmare il compagno boobscevico:
"Erano le premesse ad essere sbagliate, amico mio. Non avevamo davvero bisogno di più tette: madre natura dispensa già più del necessario. Rifletti: ogni donna ne ha due. Se anche le donne sulla Terra fossero la metà degli uomini, statisticamente ne avremmo comunque una a testa".
Pensavamo davvero di trovare la ricetta della felicità nella catena molecolare del polimero Saratoga?
Come abbiamo potuto pensare di accogliere fra le profumate lenzuola del nostro letto quel sigillante acetilico per sanitari e infissi?
Ma niente. 
L'unico modo per sedare Max-Marx è stato virare il discorso sui board games.
E naturalmente è saltato fuori Leo Colovini.
Perchè se c'è una cosa che manda in pappa il cervello al chimico novarese più di una quarta abbondante e del calcolo stechiometrico è Leo Colovini.
O meglio: i suoi giochi.

Credo di aver fatto un po' un errore a confidare al gran visir del tapulon che non avevo mai giocato a nessun titolo di Colovini. Okay: tutto sommato non ha reagito così male. Mi ha dato del piciu. Ma con simpatia.
Poi si è lanciato in un molto erudito monologo a proposito di Colovini, Knizia, Kasparov e Norberto Bobbio. Infine mi ha strappato la promessa di provare ALMENO Carolus Magnus.

Terza sessione di gioco
ErProsciuttaro e Melonia arrivano a casa mia armati di un Samsung 40 pollici. Lui minimizza: "Installiamolo, poi ti spiego".
Sintonizziamo il televisore.
Mia figlia gongola sui fotogrammi di Bloom delle Winx in scala 1:1.
Scendiamo a prendere le pizze e ci lamentiamo reciprocamente del lavoro.
Per la serata ho messo in fresco una Baladin Nazionale, birra frutto del progetto Baladin di creare un prodotto completamente italiano (luppoli e lieviti compresi).
Nota: se non avete mai assaggiato una birra artigianale e volete provarne una e temete anche di non capire una mazzabubù, vi consiglio di partire con la Baladin Nazionale, ottima entry level: introduttiva, buona e comprensibile.
Comunque.
Mentre apparecchio il gioco ripenso alle due partite precedenti, la prima contro mia moglie e la seconda contro GianlucaGianduia (ultimo arrivato nella scuderia critica). Mia moglie (gamer per caso, in una serata di mezzo maggio) ha definito Carolus Magnus "un gioco che può piacere solo agli appassionati" inteso: not for casual players. GianlucaGianduia, superato lo shock del "Come sarebbe che non hai mai provato un Colovini?!?!?!!?" (mentre ero a casa sua ha ricevuto un sms sull'iphone... sono sicuro che era Max: "Se viene Dado da te fagli il culo") mi ha rispiegato le regole anche se non ce n'era bisogno, e giocato una partita a senso unico sulle note del mantra "Colovini è il Knizia italiano" e "E' un genio, Colovini è un maledetto genio".
In programma per la serata nell'appartamento critico c'era Burgundy ma me la sono arrischiata con Carolus Magnus.
Dico arrischiata perchè non è proprio il genere di Melonia e la pulzella non è che ci gira troppo attorno.
Il setup fila via velocemente e si inizia.

Zpacca Castello amazza cubeto
Gioco astratto di piazzamento, maggioranze e conquista del territorio, della durata approssimativa di un'oretta, caffè compreso. Durante il setup si dispongono i 15 territori esagomorfi in cerchio e sopra ogni territorio si posiziona un cubetto colore (5 i colori a disposizione). Ogni volta che un giocatore conquista un territorio vi posiziona sopra il proprio castello. Il primo giocatore che riesce a piazzare 8 castelli (in tre giocatori) risulterà vincitore e vero ganzo della serata.
Per conquistare un territorio bisogna avere la maggioranza dei cubetti colore presenti su quel determinato territorio, e arrivarci sopra con l'Imperatore.
Ogni turno è diviso in 3 fasi: 1-piazzamento dei cubetti colore, o sulla propria corte, per ottenere\rafforzare una maggioranza, o direttamente sui territori (scelta molto più delicata e tattica), 2-spostamento dell'Imperatore 3-refill dei cubetti spesi per mezzo dei dadi tematici.
L'ordine di turno viene deciso con dei gettori, che determinano anche il numero di "passi" che farà l'Imperatore. Se lo stesso giocatore conquistata due territori adiacenti, i territori si uniscono, complicandone l'eventuale riconquista.
A sommi capi.

Memento audere semper
Inizio di partita molto tradizionale con ErProsciuttaro che (pensa un po') prende subito il largo e io e Melonia che inseguiamo in una situazione di sostanziale pareggio. Contrariamente ai miei timori Carolus sembra non dispiacere alla sacerdotessa del filler, che non si spertica in parole dolci ma gioca concentrata e intenzionata a vincere (quella mattina ci siamo messaggiati su whatsapp all'insaputa del marito: "Stasera il fottuto nerd non dovrà vincere").
NerdProsciuttaro come al solito impone il suo ritmo e arriva tomo tomo a piazzare 7 castelli su 8. Già se la ghigna, con quella falsa modestia mista a non curanza di cui solo le persone più abbiette e spocchiose sono capaci. Poi succedono due cose con eccezionale tempismo: io pesco cubetti inutili e consegno riluttante la maggioranza del rosa fra le mani di Melonia, e lei in un battito di ciglia fa terra bruciata di 2\3 miei possedimenti. Passa un altro turno e forte della maggioranza di 3 colori su 5, va a consegnare un avviso di sfratto esecutivo niente popò di meno che al moroso Culo-A-Tanica, che come tutti gli sfrattati la prende male, molto male.
(nella foto il momento della vittoria di Mel).
Seguono 10 minuti di dopo partita davanti a una tazzina di caffè, 10 minuti durante i quali un molto poco lucido Prosciuttaro attacca senza mezzi termini Carolus Magnus, Colovini, gli scacchi, la statistica, con gran monologo finale sulla cattiva influenza che il magnetismo terrestre esercita sul tiro del dado. Non abituato all'amaro calice della sconfitta, mister ViHoPurgatoAncora sproloquia, vaneggia, annuncia querele e abbandono definitivo del corrotto mondo dei giochi da tavolo in favore della morra cinese.
Per aiutare l'amico a superare il trauma cavo fuori del cilindro Intrigo a venezia.
Anche questa volta l'emblematico titolo si dipana molto velocemente, così veloce che non riesco neanche a scattare una foto col cellulare (in verità dura 5 turni, ma riesce sempre a finire all'improvviso).
ErProsciuttaro vince e in qualche modo riprende il controllo di sè.
Mi sa che dovrò dedicargli un post, a Intrigo a Venezia.
Comincia a farsi interessante...

Pive nel sacco finali
E' ancora dibattito aperto, con ErProsciuttaro, relativamente all'incidenza del famoso fattore "C" a Carolus Magnus.
A mio avviso c'è indubbiamente una componente aleatoria, ma:
1-durante il refill peschi SEMPRE lo stesso numero di cubetti, quindi se non stai rimpolpando una maggioranza, ne stai rimpinguando un'altra.
2-I colori sono 5, e il dado ha 5 facce (una per colore) più + 1 faccia jolly, quindi con ogni dado hai 1\3 delle probabilità di ottenere proprio quello che ti serve (e dadi ne lanci 4 a ogni turno)
Se avete considerazioni \ commenti \ dotte ponzature su Carolus Magnus vi chiederei di commentare il post, in modo da approfondire.
Nelle cotiche finali, qui ribattezzate pive nel sacco finali, non posso che promuovere Carolus Magnus.
Un buon gioco di maggioranze e conquista del territorio, ottimo rapporto qualità prezzo (27 euro) e materiali di ottima fattura (oltre 200 cubetti in betulla e 30 castelli di sequoia indistruttibile)... e mi permetto un minimo di campanilismo nell'affermare che senza togliere nulla ai celebri Rosenberg, Feld, Wallace e quant'altro, dovremmo anche imparare ad accorgerci di quello che abbiamo sotto il naso, dei titoli degli autori-giocatori che incontriamo alle fiere, che scrivono sui nostro forum e che abitano sul nostro stesso pianerottolo.
Come per la birra. Ogni anno ci sono persone che riempiono la macchina e macinano centinaia di km per andare a sfondarsi all'Oktoberfest senza sapere che cos'hanno sotto casa.
Per questo ho deciso di boicottare Knizia e la divulgazione dei suoi titoli.

E lo boicotterò finchè non leggerò su un forum tedesco lo scambio fra due giocatori: 
“Come sarebbe che non conosci Knizia?!?!? Knizia è un po' come fosse il Colovini tedesco!!!”

mercoledì 21 maggio 2014

Io cerco solo di contenere i ratti

La serata a casa di Viking della settimana scorsa, fra i sanpietrini disconnessi di Notre Dame di Feld e i lugubri corridoi di Intrigo a Venezia del trio medusa Chevallier \ Dumas \ Pelemans, mi offre lo spunto per un paio di riflessioni.
La prima è sul mio aspetto: io ho indubbiamente un aspetto inquietante. Non che non lo sapessi già vista la stazza, la barba incolta e il giubbetto di pelle nera sempre sulle spalle, e forse (lo ammetto) cavalco anche un po' la cosa, sorridendo quando le vecchiette cambiano marciapiede. Ma ci sono anche degli svantaggi a sembrare il cattivo di Over The Top. E quando al primo passo nell'androne del palazzo di Viking un condomino mi ha additato con "E' quello che ha spaccato la portina!!" mi sono chiesto se non fosse il caso di ingentile un po' i miei tratti. Scagionato solo dalla presenza di RedBairon al mio fianco e di un vassoietto di zeppole (difficilmente i vandali si portano dietro le zeppole durante le loro scorribande) abbiamo superato il test d'ingresso.
La seconda riflessione riguarda l'innatismo. E qui mi devo dilungare.

I giochi, al pari del letame di mucca, sono un ottimo concime. Ogni gioco è un fertilizzante naturale per il gioco successivo e innesca nel giocatore un'attitudine a certe meccaniche ricorsive. Questa nuova predisposizione ha poco a che vedere con le capacità: si impara per inerzia: più giochi e più sviluppi le tue capacità di intuizione e assorbimento regole, più stai al tavolo e più i nuovi titoli ti entrano in testa con naturalezza.
Se un lustro fa, passare da Parco della Vittoria agli esagoni di Catan ti è sembrato complicato, oggi ti bastano due-tre turni per farti un'idea e una sola partita one shot per saper giocare al nuovo titolo.
Come ho scritto non si tratta di capacità. L'esercizio periodico e la ciclicità di alcuni meccanismi fanno tutto il lavoro sporco.
Tuttavia non possiamo ignorare il fatto che esistono davvero alcune menti illuminate e che certi giocatori sembra che abbiano il gioco codificato nel proprio dna.
Innatismo.
Prendi un ragno nato da poche ore, isolalo dalla madre e dai suoi fratelli, non farlo entrare in contatto con nessun altro suo simile... e il ragno tesserà comunque una ragnatela, per catturare gli insetti. Non solo: ragni della stessa specie tesseranno ragnatele simili. Come fanno? Come lo sanno?
Innatismo.

Io sono un giocatore che assimila abbastanza in fretta, che, come scrivevo poche righe sopra, ha sviluppato per inerzia una certa apertura ai giochi, e che nelle partite se la cavicchia abbastanza. Ma mi fermo qui. Non vado oltre. A dispetto del mio entusiasmo e della passione che arde nel mio petto villoso, sono un giocatore assolutamente nella media, uno che, realisticamente, si classifica sempre fra il secondo e il quarto posto, in una partita a cinque.
Se guardo la libreria che ospita i miei giochi da tavolo che oramai hanno raggiunto e superato la sessantina, non c'è un solo gioco in cui io possa definirmi un mostro.
Mi piacerebbe trovarmi a discutere con gli amici davanti alla mia libreria, indecisi su quale titolo scegliere per la serata, e sentirli dire "Dunque potremmo fare... mhmhmh...fammici pensare...ci sarebbe Spyrium, Trajan, Caylus,...anche Le Havre...tutto tranne Burgundy!!! Raga: non Burgundy, eh, che Andre ci gonfia come zampogne".

E la differenza fra me, prototipo del giocatore da Circolo Sociale Italgas, e quei giocatori che ce l'hanno codificato nei geni, si palesa con violenza durante la prima partita ad un gioco nuovo.
Ho impiegato un po' a individuare il giocatore alfa dentro RedBairon.
Negli anni ho conosciuto qualche giocatore alfa: ErProsciuttaro, tanto per citare quello più vicino a me: classico esempio di adattamento del nerd all'ambiente, e più ancora di lui Groove, che se beati monoculi in terra caecorum, lui nella terra dei ciechi ne avrebbe cinque di occhi.
Ma RedBairon mi era sfuggito.
E' stato il suo gioco a cavare il ragno dal buco.
Ludosociologicamente parlando, la differenza fra uno come me e uno come RedBairon è quella che corre fra Salieri e Mozart (se avete visto Amadeus).

Serata a casa di Viking, con il vikingo, sua moglie Pillow, RedBairon e il Dado SpaccaPortine. Contorno di zeppole, birra, caffè e piatto forte della serata: un porceddu sardo da cuocere sotto terra e disossare tirando l'alba: Notre Dame di Feld (con contorno di ratti).
Il gioco è del vichingo, che lo spiega a me e a RedBairon saltando qualunque introduzione o accenno d'ambientazione: esordisce con un "Per vincere bisogna" e non mi scassate la uallera.

Le regole della buona Notre
Titolo da 2 a 5 giocatori, 9 i turni di gioco per un'ora e mezza abbondante di partita, meccaniche di piazzamento e draft. Ogni giocatore gestisce un quartiere attorno alla cattedrale di Notre Dame. Due le azioni possibili ogni turno, selezionate attraverso il draft, con una seconda fase condivisa dai giocatori fra i personaggi non giocanti che entrano via via in partita (portandosi a caddigarone sacchi pieni di ratti). Nella miglior tradizione di Feld modi per andare a punti ce ne sono parecchi, ma questa volta il perno del gioco sono i malus-roditori, che pesano come la famosa spada di damocle zavorrata però con un paio di incudini da fabbro.

Il Dado senza qualità (per tacer di Musil)
Sulla carta la mia idea è quella di avvantaggiarmi saccheggiando gli esagoni altrui con la carrozza, stimato che gli esagoni offrono sia punti vittoria che risorse, quindi convengono. Al lato pratico non faccio i conti con le regole restrittive dei colori degli esagoni e il meccanismo dei cubetti legato al movimento della carrozza, e così riesco a farle raggiungere giusto il primo esagono (mio, tra l'altro). Rimarrà inchiodata in quella posizione per il resto della partita, e alla fine risulterò quello dei quattro che l'ha usata peggio.
Mi sbilancio in avanti sulla cattedrale per mettere in saccoccia qualche punto, e brucio più monete di quante me ne possa permettere. Primo errore. Annaspando per correre a far cassa trascuro i fisiologici meccanismi di Notre e rimango senza cubetti. Secondo errore. Mi torna in mente il post su Burgundy e le parole del goblin a proposito del fatto che nei giochi di Feld se non stai facendo punti in un modo probabilmente li stai facendo in un altro.
Passo due turni in panchina a riprendere fiato, e nel farlo apro la strada ai topi, anzi: gli stendo proprio il tappeto rosso.
In completa apnea, anche vittima delle draftate di Pillow, che al pari di una rete a strascico riesce a dragare per sè le cernie e lasciarmi solo acciughe e bianchetti (che saranno buoni ma ci mangi un boccone), passo il resto della partita cercando solo di contenere i danni.
Resisto gli ultimi due turni menando bastonate alla cieca e scrollandomi i topi di dosso.
E questo è il mio Notre Dame.
RedBairon l'eletto
(parafrasando Potok)

Tutto un altro approccio.
Gioca misurato, sobrio, così distaccato che sembra quasi che non gliene freghi nulla: sembra uno entrato in ludoteca per sbaglio, mentre cercava una ferramenta per una guarnizione del bidet.
Non conosce paralisi da analisi: ad ogni turno sceglie le carte come se le riconoscesse, lascia cadere i cubetti sul suo quartiere come farebbe un barista preparando un mojito. Mai a corto di monete o di cubetti, sempre ben riparato dai ratti occhi-rossi, la sua carrozza corre spensierata da una parte all'altra del tabellone come un cane della prateria.

A fine partita si tirano le somme
1° RedBairon con 53 punti
2° Dado SpaccaPortine con 49 punti + 2 monete
3° Pillow con 49 punti + 1 moneta
4° Viking con 43 punti (Viking passerà una mezzora sotto il tavolo alla ricerca di 2 segnalini da 10 punti che è lui ricorda benissimo ed è SICURISSIMO di aver guadagnato...)

50 sfumature di grigio topo
Feld è come la Ferrero: difficile non faccia qualcosa di buono. Un titolo quindi valido, Notre Dame, forse non arrivo a definirlo "tizzone d'inferno" nei modi ma indubbialmente "cattivello", e con una buona mestolata di ansia. L'unica cosa che non mi ha convinto al 100% è il continuo draft e shuffle the deck che diluiscono un po' il ritmo della partita. Non sono sicuro se me lo comprerò nuovo (39 euro) ma se capita l'occasione usato me lo prendo sicuro.

All'alba della mezzanotte abbiamo ingaggiato Intrigo a Venezia del quale trovate uno scatto qui a fianco. Non posso raccontare gran che della partita perchè è durata solo due turni: Viking, ancora sotto shock per i 2 tasselli da 10 mancanti, ha agguantato per le palle Zio Orgoglio e infilato due giocate da antologia che gli hanno messo la vittoria in tasca. Più lungo il setup e la spiegazione delle regole che la partita, che ha lasciato a tutti una sensazione stile rapimento di ufo: "Ma abbiamo giocato davvero?". Spero gli daremo un'altra occasione, perchè si tratta di un giochino da 14 euro, estremamente portatile e non così banale da giocare (tranne che per Viking).

La fine del gran casino
Ci sono giocatori alfa, illuminati che "vedono il gioco", sciamani che sussurrano ai token. 
Io non sono fra questi. Non sono un giocatore alfa. Forse neanche beta. Probabilmente più gamma.
Sono uno scassaportine. O almeno: ne ho l'aspetto. Sono uno che mena colpi a casaccio e nella selva riesce a piazzare qualche colpo buono.
Ma non mollo 'sti benedetti giochi. Continuano a piacermi, ad affascinarmi, a darmi molto.
Quindi non sarò un ragno con le ragnatele codificate nel dna ma mi accontento di essere una patella attaccata allo scoglio, di quelle che bisogna staccarle col coltello. 
E non sono una patella qualunque: sono una patella gamma. 
E credetemi: le gamma non sono le più buone ma sono sempre le ultime a mollare lo scoglio.

giovedì 15 maggio 2014

Birrificio del Dado Luppolato: una birra con ALBEPAVO

Rumore di bicchieri. Odore di polvere, umidità, sudore.
Da una parte il bancone con le spine della birra, dal lato opposto una porta col cartello "Il cesso è rotto usate il cortile"
L'uomo con la barba pulisce il bancone dai segni dei bicchieri. O almeno: il gesto è quello, anche se sta usando uno straccio così lurido che sembra ci abbia appena pulito l'asticella dell'olio della macchina.
La porta si spalanca. Entra il freddo dell'inverno. Gli altri avventori del locale squadrano i due viaggiatori sull'uscio. Hanno zaini più grandi di loro sulle spalle, e sciarpe arrotolate davanti alla bocca. Uno dei due indossa un paio di occhialini con montatura d'acciaio.
"E questi chi diavolo sono?" chiede ErProsciuttaro, ficcandosi uno spicchio d'arancia in bocca.


Dado Critico: Beh, sarò onesto: qui all’antico Birrificio del Dado Luppolato abbiamo ospitato brutti musi e marmaglia della peggior specie, ma non ci aspettavamo proprio i malsani burattinai di Carnival Zombie appollaiati sugli sgabelli al nostro bancone…. Vabbè, signori, cominciamo con le ordinazioni: cosa prendete?
Jocularis: Salve ragazzi, io un thè grazie. E del rhum, per addolcirlo.
Matteo Santus: Facciamo onore a questo birrificio: fammi una pinta della tua migliore!

Dado Critico: Mentre libero le botti dai ratti morti e riempio i vostri boccali… ma è vera questa voce che gira nei bassifondi, che Carnival Zombie sarebbe già esaurito? Possiamo definirlo (attualmente) il vostro gioco di punta?
Jocularis: udite udite, ebbene sì. Pare che il giochillo abbia solleticato non poco le papille gustative ammericane. Tutto sold out. E ristampa in arrivo con vari patner stranieri. La nuova edizione sarà italica e monolingua (verrà localizzata ogni edizione con i patners dei vari paesi). Diciamo che sì, è il gioco che ci ha dato più soddisfazioni commerciali, ma non per questo facciamo distinzione tra fratelli e fratellastri... come si suol dire.
 Matteo: parte del merito va sicuramente ai Goblin che abitano i sotterranei di Lodi, che nelle loro tane si sono arrovellati parecchio su questioni di cadaveri putrefatti, lagune nebbiose e tentacoli sottomarini.. sai, non lo diresti mai, ma vanno matti per la Commedia dell’Arte!

Dado Critico: Quindi ci sarà una ristampa, e si parla anche di miniature, bene bene, mi raccomando di non lesinare sulla plastica per la scollatura di Lady Columbine... Due cose sulle miniature: perchè non le avete messe prima e per quelli che hanno comprato il vecchio Carnival, ci sarà modo di procurarsele senza ricomprarsi tutto il gioco?

Jocularis: le miniature non erano indispensabili per il gioco, e non lo sono ancora. Diciamo che aggiungono uno spessore e un gusto che il legno (per quanto tu sia amante dei german) non trasmette. Con Carnival abbiamo dimostrato che in realtà i cubetti hanno un cuore. Di abete, ma pur di cuore si tratta. Quindi quello che i giocatori erano abituati a vedere, seguitando il gran mentore Knizia, come dei meri cubetti per il calcolo punti... sono diventati il vostro terrore notturno tra le strade di Venezia. Le miniature saranno di certo un aggiunta gustosa, e sicuramente le faremo per i 6 personaggi, forse anche dei Boss, speriamo che le cose si incastrino in maniera ottimale! Fare giochi dipende molto anche dalle congiunzioni astrali... sapete?
Matteo Santus: Sì, ma di certo non lasceremo a bocca asciutta chi si è già sporcato le mani di sangue zombie nelle notti nebbiose della laguna. Abbiamo infatti pensato di fare un set speciale, già dipinto ed in numero limitato di sole miniature, per chi già possiede la prima edizione e vorrebbe arricchirla con qualche gustoso gingillo vanesio e finemente scolpito.

Dado Critico: Toglietemi una curiosità voi altri: ma cosa ci guadagnate ad attaccarvi al petto il cartellino di "inventori di giochi"? Ditemi almeno che con le donne andate via come il pane, perchè a sentire quello che dicono altri autori si fa abbastanza la fame, e la roulotte del porchettaro che vende panini davanti allo stadio guadagna sicuramente più di voi.

Jocularis: guarda, siamo i pochi che non schiaffano Nome e Cognome sopra i titoli dei giochi. Spesso i giochi nascono in maniera imprevedibile, molte le idee che si scartano e stranamente alcune idee nascoste e dimenticate emergono e prendono il sopravvento improvvisamente, dopo una notte insonne... Archean è rinato dalle sue ceneri proprio così! Ci interessa poco avere il nome nel titolo del gioco, tanto il mondo del gioco è talmente piccolo che ci si conosce subito. Con questo la roulotte del porchettaro guadagna sicuramente più di noi.
Matteo Santus: io invece mi fregio con orgoglio del titolo di “inventore di giochi” e sfrutto questa qualifica per irretire e sedurre il gentil sesso, ma non ditelo a mia moglie, mi raccomando… (fragorosa risata collettiva) … ricordo bene perché abbiamo cominciato, ma non so perchè continuiamo a farlo: spesso quando siamo pieni di lavoro fin sopra i capelli ci diciamo “questo è l’ultimo progetto, poi chiudiamo tutto e finalmente potremo giocare davvero a tutto quello che stiamo mettendo in coda”, ma alla fine spunta una nuova idea, l’entusiasmo sale e siamo sempre qui.. che ti devo dire, sarà una vocazione!!!

Dado Critico: Ehi, ridendo e scherzando vedo che avete già fatto onore ai bicchieri. Bene, bene, vi servo subito un secondo giro. Intanto: cos'altro bolle in pentola Albe Pavo? Cos’è questo nuovo progetto Archean?
Jocularis: shhhht... non parlare a così alta voce! Devi sussurrare il nome con cautela, potrebbero scatenarsi potenze sconosciute a noi ignote. E' il progetto più ambizioso e innovativo di Albe Pavo. Ci sta facendo passare delle giornate belle toste! Diciamo che è un gioco sulle divinità (tra l'altro so che il buon Marco Valtriani ne sta facendo uscire uno sul tema in questi giorni pure lui... a volte penso che Valtriani sia capace di leggere nel pensiero... :) ) diciamo che sei un Dio e plasmi il tuo mondo a immagine e somiglianza del Creatore. E quando dico plasmi, non lo dico a caso...
Matteo Santus: Ricordo ancora la prima visione che ebbi del tempo Archeano, dove antiche Divinità plasmavano il mondo dal Chaos che regnava.. Ci siamo messi subito ad interpretare i segni e le visioni, ed anche a Jocularis sono apparsi gli Dei! I segni erano chiari: gli antichi Dei ci stavano chiedendo di riportare alla luce un’Era ormai scomparsa dalla memoria! E noi ci siamo messi al lavoro!!!

Dado Critico: Mi sembrate molto criptici e qui non ci piacciono gli stranieri che vengono nel nostro locale, bevono la nostra birra e se ne stanno abbottonati a farsi cavare le parole con le tenaglie. Forza, serviteci qualche indiscrezione, mostrateci qualche immagine.
Matteo Santus: Sei un Dio. Uso l’articolo indeterminativo perché non sei il solo. Essere Dio è bellissimo: hai la grazia, la conoscenza e la potenza. Ma sei anche un po’ infastidito. Purtroppo l’Universo è pieno di altri come te che si fregiano del tuo stesso titolo. E che gusto c’è ad essere Dio, senza dei fedeli che celebrino la tua onnipotenza? Quindi il tuo primo compito è quello di plasmare un mondo e popolarlo dal Chaos primordiale, ma poi devi combattere per difenderlo, quando si unirà a quello degli altri Dei nella Pangea! Il monoteismo è infatti questione di competizione per la sopravvivenza: solo un Dio rimarrà a regnare sovrano su tutta la Pangea: riuscirai ad essere tu?
Jocularis: Il gioco base è da 2-3 giocatori, durata 45 minuti circa. Ambientazione fantasy alla Albe Pavo: per noi una novità assoluta. Gioco competitivo affrontabile a più livelli, e infinitamente modulabile nel multiplayer. Componentistica di altissimo livello. Immersività e tema potenti e preponderanti durante tutto il gioco. È una specie di german con qualche elemento aleatorio, come piace a noi. Nella prima metà del gioco si plasma il mondo e lo si popola di Pangeani (che sono gli abitanti di quel primo antico mondo) e nella seconda si combatte. Ci sono tre tipi di Pangeani: soldati, preti e contadini (le tre classi sociali dell’era Pangean) e vari pezzi speciali tra i quali gli Archean! Gli avatar campioni degli Dei.
Hey, ma ci sono grandi idee in pentola: tavole e componentistiche in plexiglass finemente incise con diagrammi divini... e... la migliore Plastilina sul mercato per plasmare ogni vostra fantasia divina.
Dado Critico: Sta bene. L'orologio appeso al muro segna che è ora di tirar giù le serrande, anche i birrai devono dormire. Fanno 20 pezzi, amici miei. E il registratore di cassa è rotto da settembre, quindi non sperate in una ricevuta, dovrete fidarvi della mia buona parola. Riprendetevi i vostri zaini in spalla e sbattete bene la porta quando uscite, che il chiavistello non funziona gran che. Spero che portiate a termine il vostro viaggio, e spero di rivedere presto i vostri brutti musi. Se doveste ricapitare in zona, passate a farvi un boccale. Addio.
Jocularis: ci mancherebbe, tra l'altro il thè è ottimo. Contiamo di tornare presto.
Matteo Santus: assolutamente: sento che presto avremo altre visioni dell’era Archeana e dobbiamo senz’altro parlartene!

Archean
https://www.facebook.com/pages/Archean/227074494156482?ref=hl

Albe Pavo
https://www.facebook.com/pages/Albe-Pavo/579187102194679?ref=hl

martedì 13 maggio 2014

Beati i poveri di Spyrium

Beati gli affamati e gli assetati di strategia perchè nello Spyrium saranno saziati. Beati gli afflitti dalla cattiva provvidenza e dalle rollate infauste, perchè nello Spyrium saranno consolati e rinfrancati.
Beati i poveri di Spyrium perché di essi è il regno di Caylus.
William Ezechiele Attia 25 17

Deve esser stato molto difficile, per William Attia, pubblicare Spyrium.
Intendo: psicologicamente.
Ricordo una vecchia intervista di Dario Argento, in cui il maestro del brivido raccontava come fosse diventato molto più complicato, dopo Profondo Rosso, realizzare i film successivi. E un discorso simile anche di Umberto Eco, a proposito del dopo Il nome della rosa.
Quando crei un icona, che si tratti di un film, di un libro o di un gioco da tavolo, ne rimani inevitabilmente prigioniero. E il pubblico, il tuo fedele pubblico, è sempre pronto a sbatterti in faccia quell'icona, a ricordarti che l'hai fatta proprio tu.
Credo che dopo Caylus, "fare meglio" fosse davvero al limite del sovrumano.
I giochi buoni fortunatamente capitano, e anche con una certa ciclicità, ma i capolavori che sopravvivono agli anni e che restano in vetta alle classifiche una spanna sopra centinaia di altri titoli che escono ogni anno dai quattro angoli del mondo, restano casi isolati, sporadici, fortunosi, mancini come le ostriche con due perle.
Quando lo scorso anno ho letto i primi rumors attorno a Spyrium ho pensato immediatamente due cose: che stava per uscire un gioco dell'autore di Caylus e ci sarebbe voluta una bottiglia buona per festeggiare l'evento; e che comunque il gioco non sarebbe mai stato all'altezza di Caylus, mai e poi mai, quindi potevo tranquillamente risparmiarmi i soldi della bottiglia buona e prenderne una da combattimento. L'ho pensato subito, realizzato più che pensato, ed ho cercato di ripetermi alla nausea "Non pensare che è dell'autore di Caylus, non pensarci, dimentica questa informazione, rimuovila dalla tua testa, dimentica, dimentica, dimentica...".
Quando le prime copie di Spyrium hanno cominciato a circolare fra i giocatori e sui forum e sui blog hanno fatto capolino le prime impressioni del gioco, i commenti dicevano più o meno tutti la stessa cosa: "Sì, è carino, però Caylus è proprio su un altro pianeta...."
Ho cavalcato l'onda del dissenso. Mi sono riempito le mani con la delusione dei giocatori, ho affondato la faccia nel rammarico dei miei soci, e i denti fino alla gengiva nella polpa insipida di un gioco tiepido. Non sono riuscito a cancellare nella mia mente il nome dell'autore dalla scatola, ma le mie aspettative si sono abbassate.
E quando ho provato Spyrium, qualche mese dopo, l'ho trovato un gran gioco.

L'ho provato con IGiullari, al Torino Comics 2014 (nota: quando un giorno IGiullari apriranno un loro blog io sarò il loro primo follower, siete avvertiti).
Ho resistito all'acquisto quasi tre settimane ma io e voi sapevamo come sarebbe finita. A volte è inutile torturarsi, procrastinare l'inevitabile, resistere solo per poter dire "Vedi: non ho problemi a dominarmi. Ho detto che non l'avrei comprato e sono già passati 5 giorni e 7 ore e non l'ho ancora comprato".
A volte dar da mangiare al fottuto demone è l'unico modo per chetarlo.
Da qualche mese ho scoperto le birre del Birrificio del Borgo. Mi sono innamorato della ReAle Extra, ho trovato buonissima la HoppyCat e l'Imperiale: una stout nera come un gatto nero e altrettanto imprevedibile e metereopatica. Ecco. Leggendo di questo birrificio ho scoperto una birra stagionale che si chiama Perle ai Porci, e che viene preparata con l'aggiunta di... ostriche. Si, avete letto bene. Una birra nella quale vengono messe in infusione delle ostriche, con guscio e mollusco (qui i dettagli).
E per quanto conti di resistere, so fin troppo bene che Perle ai Porci comparirà sul mio tavolo (e fra le foto del mio blog).

Raccogliamoci per dire due parole su Spyrium
Da due a quattro giocatori (vedi commenti), durata un'ora e frattaglie, gioco di piazzamento, gestione risorse e meretricio.
La partita si sviluppa in 6 turni, duranti i quali i giocatori, che rivestono il ruolo di imprenditori edili col pallino della geologia, dovranno costruire edifici, ingaggiare personaggi e brevettare tecniche per l'estrazione dello spyrium e la conversione da spyrium a punti vittoria.
I materiali sono costituiti da carte (che entreranno in gioco di volta in volta in una griglia 3x3 a mo'di tabellone), meeples, gettoni di cartone fra i più brutti che abbia mai visto e cristalli di spyrium (questi invece oggettivamente belli).
Spyrium è un gioco essenziale, elegante, stiloso. Le giocate possibili sono tante ma non tantissime, e la famosa coperta corta non lascia scoperti solo i piedi ma anche le ginocchia e una fetta delle chiappe. Occorre ottimizzare e non sprecare neanche le briciole, far soldi e rinvestirli bene e subito per costruire un motore funzionale per l'estrazione e la conversione dello spyrium.

Un gioco che non sazia il giocatore, che gli lascia addosso una pulsante sensazione di "fame" ed un bisogno di soddisfarla subito. Spyrium è raffinato, ben calibrato, dosato e misurato, e le poche regole e la simbologia "parlante" ne fanno un titolo (strategico) adatto a (quasi) tutti.

E ora scambiatevi un meeple in segno di pace
Un prestanome per Spyrium avrebbe sicuramente semplificato la vita a William Attia. A volte ci ritroviamo prigionieri del nostro nome, di quello che abbiamo fatto, delle parole che abbiamo detto, e scrollarci di dosso il passato (nel bene e nel male) non è sempre roba di cinque minuti.
E' dura essere sempre all'altezza, non deludere chi crede in te, riuscire a superarsi da una volta all'altra.
A volte piccoli fallimenti studiati a tavolino o prestazioni tiepide o anche semplicemente la normalità, sono l'unico modo per riacquistare una dimensione umana, terrena, mortale, per ricordare al prossimo che le icone non erano previste.

Spyrium e Caylus
Spyrium e Caylus si ritrovarono dopo la scomparsa di Spyrium. Camminavano nel deserto della dimenticanza e si riconobbero da lontano perchè ambedue erano molto german. I fratelli sedettero in terra, accesero un fuoco e mangiarono.
Alla luce delle fiamme, Spyrium notò sulla fronte di Caylus il segno della pietra e lasciando cadere il pane che stava per portare alla bocca chiese che gli fosse perdonato il suo delitto. Caylus rispose: "Tu hai ucciso me, o io ho ucciso te? Non ricordo più: stiamo qui insieme come prima". 

E Spyrium seppe che l'aveva perdonato davvero.

giovedì 8 maggio 2014

Mogli non giocanti

Quando avevamo 15 anni
Andre: "Senti ma te e la tua ragazza...voglio dire...fate robba?"
Ste: "Macchè robba, lascia perdere va, che ci manca solo il saio e poi posso prendere i voti. Ma perchè tu con la tua...?"
Andre: "Ma quando mai. Siamo ancora ai palpaggiamenti ai piani alti. E stiamo assieme da 2 mesi"
Ste: "Pure io solo piani alti. Non si scende. E stiamo insieme da sei"
Andre: "Sei mesi solo piani alti?!?!? Miiii non dirmi così che mi piglia malissimo"
Ste: "E te, Max?"
Max: "Io sono passato ai piani bassi"
Andre: "Ohhhhhhhhhh evvai!"
Ste: "Grande! Bella lì!"
Max: "Si, ma raga: proprio da un mesetto, eh, anzi neanche, saranno venti giorni, ed è stata lunghissima, un lavoro proprio certosino..."
Andre: "Beh, ma almeno adesso sei in zona cesarini...cioe, io sto ancora a...."
Max: "Fabry invece con la sua ragazza fa proprio robba, ma robba robba eh!?"
Andre: "Noooooooo! Giura!"
Max: "Giuro. Me l'ha detto lui. E una volta li ho pure beccati, ero andato a suonargli il campanello perchè doveva restituirmi dei cd e mi ha fatto aspettare mezzora nell'androne. E quando mi ha fatto salire erano insieme, e avevano l'aria stravolta"
Ste: "E' un grosso, Fabry è davvero un grosso, un cazzo da dire"
Max: "Eh, ma la sua ragazza arriva anche da una storia con un tizio più grande di lei di 3 anni. Vuol dire, eh. Cioè quella fa proprio roba da adulta"
Andre: "Che donna!"
Ste: "Eh, ma infatti Fabry se la tiene ben stretta, eh, sta ragazza"

Oggi che ne abbiamo 40 (e siamo dei giocatori)

Andre: "Senti ma...... tua moglie gioca?"
Ste: "Macchè gioca. Ma dove? Gnente proprio"
Andre: "Eh, neanche la mia"
Ste: "Giusto se viene qualche coppia di amici a cena"
Andre: "Ah, ma allora un po' gioca"
Ste: "Sì ma robetta proprio isi isi, tipo Fantascatti, Lupus in Tabula, quelle cacate lì...party games...non contano. Già Carcassonne è troppo per lei"
Andre. "La mia neanche quelli"
Max: "La mia gioca. Venerdì sera ci siamo fatti Ticket To Ride"
Andre: "Grandeeeee"
Max: "Sì, ma non va oltre i soliti classici, eh. Carcassonne, Catan, Ticket to Ride, qualche cooperativo tranquillo. E poi Takenoko"
Ste: "Ma sai che devo provarci anch'io con 'sto Takenoko, mi hanno detto che con le mogli funge"
Andre: "Con la mia non ha funzionato"
Ste: "Un amico mi ha giurato che con la sua ha davvero fatto il miracolo"
Andre: "Ma è proprio un tuo amico amico amico, uno che conosci personalmente o è una storia che hai sentito dire? Perchè anche a me me l'hanno raccontata che c'era sto tizio che aveva la moglie proprio refrattaria a tutto e poi magicamente dopo Takenoko...."
Ste: "No, no, un mio amico vero, di prima mano, uno di Pinerolo. La moglie era una che proprio zero zero, cioè manco la tombola con i parenti a capodanno. Poi ha provato Takenoko e ti dico solo che ora vanno in ludoteca insieme. E a natale si regalano i giochi a vicenda: lui ne regala uno a lei, e lei uno a lui."
Andre: "Mhmhmhm mi puzza tanto di stronzata, sta roba...."
Max: "La moglie di Fabry, quella si che gioca secco. L'ultima volta che l'ho sentito stavano a giocando insieme a Trajan"
Ste: "Trajan?!?!?!?!?"
Andre: "No!?!?!? Dimmi che mi stai prendendo per il culo, dimmelo, ti prego!!!"
Max: "Giuro. Drogatissima di Wallace, ha da poco scoperto Feld. E se li sta facendo tutti, di Feld. E vedessi come gioca. Una macchina! Si è già fatta Bora Bora"
Andre: "No, pure Bora Bora!!"
Ste: "Che donna"
Andre: "Chapeau, ragazzi, chapeau "
Max: "Se si separano io mi faccio avanti, eh, ve lo dico"

martedì 6 maggio 2014

About Febbre and The Castles of Burgundy

Qualche sera fa ho fatto l'amore con 38.8 di febbre. Mia moglie era un po' contraria ("Andre sei sicuro che sia proprio una buona idea?", è lei il 50% razionale della coppia) ma le ho detto che se quella mattina avevo trovato la forza per farmi 96 km di autostrada e andare in ufficio con 38.2, potevo sicuramente trovare forze ed energie per qualcosa di molto più piacevole, con pochi decimi di grado in più sulla fronte.
E così ho convinto la fanciulla ad abbandonarsi ancora una volta fra le mie braccia.

E poi dopo sono stato malissimo.

Nelle ultime settimane di silenzio del blog sono successe un po' di cose.
Sono stato con moglie e figlia a Lucca, abbiamo noleggiato le bici e fatto il giro delle famose mura (e la sera mangiato un ottimo filetto di angus). Poi sono andato a visitare la distilleria di grappa Sibona, nel Roero, vicino Alba. Si tratta di una delle distillerie più famose del nostro stivale, e la più antica del Piemonte (il logo della distilleria è il numero "1", che corrisponde alla licenza n°1 rilasciata dall'organo che tutela questo tipo di distillati). Esperienza olfattivamente indimenticabile: i profumi della grappa riempivano l'aria tutt'intorno allo stabilimento, io ho cominciato a sentirli appena sceso dalla macchina. Comprata una bottiglia di grappa di moscato e aperta un istante prima di inginocchiarmi alla febbre e agli antibiotici.
Una grappa fantastica, morbidissima, che ti danza in bocca, alla quale non aggiungeresti nè toglieresti una virgola, perfetta così com'è.
E infine ho vissuto sentimenti contrastanti e arrovellature varie su The Castles of Burgundy.

Mi sono imbattuto in una discussione sul forum della Tana dei Goblin a proposito dei titoli di Feld, e la mia attenzione da gufo al tremar dei fili d'erba è stata catturata da un intervento fuori dal coro, di un goblin che non solo riteneva Feld molto sopravvalutato, ma attaccava proprio quello che è considerato il suo capolavoro: Burgundy.
Adesso: come forse avrete letto in miei precedenti commenti, sono sempre interessato ai pareri "contro" (quando sono qualcosa di più di "Fa cacare"). Mi interessa sempre capire perchè un gioco non piace, in cosa fallisce, specialmente se il titolo è un blockbuster osannato da tutti.
E l'intervento era talmente lucido e ben argomentato, che non mi ha lasciato in pace in questi giorni già difficili di febbre e tachipirina.
Ve lo copio\incollo.

Per me feld rappresenta il mainstream dei giochi da tavolo.diciamo che non nascondo una nota negativa, ma non tanto rivolta all'autore e ai suoi giochi, quanto piuttosto al fenomeno che li accompagna.
Trovo che l'accozzaglia di meccaniche senza pretesa di ambientazione alcuna, senza che offra un sistema di gioco estremamente profondo per compensare alla succitata assenza, sia semplicemente fine a se stessa, o al più serva a far apparire i suoi giochi (attraverso quella che io ritengo un'analisi pigra) più profondi di quello che sono; più eleganti; più longevi; più originali. Non so, mi sembra piuttosto fumo negli occhi.
Non voglio essere polemico, non troppo almeno; feld è un fenomeno che sto ancora tentando di capire.
Prendo come emblema del mio pensiero il suo gioco più amato: burgundy.
Sento gridare in ogni dove "capolavoro" "capolavoro", quando a me sembra semplicemente pessimo. Un sistema che caga punti ancor prima che tu possa finire il setup; si fanno punti anche per il solo stare seduti. Questa credo sia una delle chiavi del successo di feld: le insalate di punti allietano le masse; sono come le melodie e i ritornelli della musica pop, confezionati per un'elaborazione pigra. Una lunghezza spropositata rispetto ai contenuti del gioco. Si gioca in due o tre giocatori perché in quattro sarebbe soporifero anche per gli amanti più accaniti. Semplicemente è di una ripetitività disarmante, in quanto non c'è alcuna progressione nel gioco, se non nel punteggio. Parlando di punteggi poi, si fanno tranquillamente due giri del tabellone, il che vuol dire punteggi altissimi. Il problema sta nel fatto che se ci fate caso si arriva relativamente sempre poco distanti l'uno dall'altro (a meno che qualcuno non abbia capito a che gioco sta giocando), nonostante il range enorme di punti a disposizione. La massa ti dice che il gioco è teso e ben bilanciato. Io invece dico che si muove semplicemente su binari prestabiliti e che prima o poi durante la partita, tutti più o meno fanno tutto, perché il gioco lo permette. Permette di giocare in assoluta tranquillità perché qualsiasi cosa fai è buona e soprattutto perché ti è concesso fare tutto o prima o dopo. Alla fine tutti completano città, pascoli, Castelli. Se non hai completato una cosa vuol dire che hai fatto gli stessi punti in altra maniera, magari completandone un'altra. La cosa più difficile in questo gioco è commettere errori. Alla fine la grande differenza la fa il caso, perché gli elementi in cui la variabilità di punti acquisibili è maggiore riguarda i pascoli (e la fortuna lascia uscire pecore al posto di maiali) e le tessere per chi completa prima uno spazio di uno specifico colore (e qui le facce dei dadi danno una grossa mano). Ora non continuo ad elencare una quantità spropositata di difetti, poiché penso di aver reso l'idea di come, almeno per me, feld riesca ad incantare le masse.
A dimostrazione della mia tesi posso portare come esempio un altro feld, ma stavolta con sentimenti ben diversi. Considero In the Year of the Dragon un piccolo gioiello. Un gioco profondo, con la variabilità al punto giusto, teso, intenso, equilibrato. Ora non sto qui a spiegare perché, ma al di là dei gusti, ItYotD sta agli antipodi rispetto a Burgundy: dove uno è strategico l'altro è tattico, prevalentemente deterministico contro un impatto della fortuna incisivo, da una parte assolutamente punitivo dall'altra caritatevole. Insomma sono giochi estremamente diversi. Il punto è che io considero nell'anno del dragone un gioco fatto veramente bene, a prescindere dal gusto e burgundy un gioco con molte lacune. Ora la differenza di apprezzamento che i due giochi hanno riscontrato, per me è piuttosto indicativa del perché il fenomeno feld stia spopolando ultimamente.

Sono stato 4 giorni a letto, e a parte cominciare e finire Assassino senza volto di Mankell (dopo Il Cinese mi ero ripromesso di non dare più occasioni a quell'inaffidabile di Mankell, ma Assassino era la prima inchiesta di Wallander, giallo osannatissimo e...beh, alla fine l'ho trovato un bel libretto!), rileggermi per l'ennesima volta alcuni passi del magnifico Danny L'eletto di Potok, e massacrarmi di partite di Tigris and Euphrates sull'Ipad, non ho fatto che pensare al post su Burgundy.

Anzitutto: condivido molte riflessioni dell'analisi del goblin. Non tutte ma molte. Quando scrive che le insalate di punti gratificano i giocatori, e che il gioco (sto parafrasando) così com'è strutturato è studiato apposta per far rilasciare endorfine buone nel nostro organismo: ci prende in pieno. Credo che sia un meccanismo simile all'evoluzione da punti vittoria a punti esperienza nei videogiochi. Torniamo indietro negli anni. Nei giochi dei vecchi cabinet da bar (quei parallelepipedi in legno che contenevano un videogioco, un joystick indistruttibile, e un marmocchio sempre attaccato) a cavallo fra gli anni 80 e gli anni 90 non esisteva il concetto di "progress": affrontavi un dungeon, uccidevi via via tutti i mostri e guadagnavi punti vittoria. Quasi non te ne accorgevi dei punti e spesso non te ne fregava: il "premio" consisteva nel finire il gioco (o riuscire ad andare più avanti possibile). Non c'era gioia nel raccogliere punti: anche il fatto di poter registrare il proprio nome al superamento del record era mortificato dalla scarna console di registrazione: in molti giochi potevi scrivere solo 3 lettere, e così pigiavi a cazzo: AAA prima di allontanarti.
Da allora molti videogiochi, pur mantenendo una certa struttura, si sono evoluti. I punti vittoria si sono trasformati in punti esperienza e ora non è il semplice atto di sconfiggere mostri a fidelizzare il giocatore al gioco, ma di guadagnarne, con l'uccisione, esperienza (personaggio sempre più forte!) e nuove armi droppate (spada leggendaria se killi il drago!). E naturalmente gli achievements: "Hai sbloccato l'achievement KILLER per 30 uccisioni con il fucile da cecchino!". Non utile ma fico!
E' lecito ipotizzare che anche nei board games alcuni autori abbiano lavorato per rendere piacevole (e stucchevole) il guadagnare punti, parallelamente alla condizione di vittoria finale.
Quindi questa abbondanza di Burgundy, questa ricchezza di bonus e moltiplicatori, invece che di malus, non la vedo come una cosa negativa. Sicuramente diversa dalla coperta corta, dalle gomitate sui denti e da tutti quei titoli in cui ci si scanna per pochi punti rosicchiati. Diversa. Non per forza meglio o peggio.

Il problema sta nel fatto che se ci fate caso si arriva relativamente sempre poco distanti l'uno dall'altro (a meno che qualcuno non abbia capito a che gioco sta giocando), nonostante il range enorme di punti a disposizione. La massa ti dice che il gioco è teso e ben bilanciato. Io invece dico che si muove semplicemente su binari prestabiliti e che prima o poi durante la partita, tutti più o meno fanno tutto, perché il gioco lo permette. Permette di giocare in assoluta tranquillità perché qualsiasi cosa fai è buona e soprattutto perché ti è concesso fare tutto o prima o dopo. Alla fine tutti completano città, pascoli, Castelli. Se non hai completato una cosa vuol dire che hai fatto gli stessi punti in altra maniera, magari completandone un'altra.
  
Queste righe che mi hanno davvero messo in crisi perchè dicono molte cose vere sui meccanismi di Burgundy. Ma è nelle conclusioni che io e l'autore del post discordiamo.
E' il quasi a far la differenza, nell'analisi del goblin.
Che si finisca sempre a poca distanza uno dall'altro è vero, ed è vero anche che se non sei riuscito a chiudere la città è perchè probabilmente hai chiuso qualcos'altro, e fatto punti in altra maniera.
Ma non è vero che tutti riescono a fare tutto: tutti riescono a fare MOLTO, ma qualcuno, il più bravo, riesce a fare un po' di più MOLTO degli altri.
E' la capacità di individuare la scelta migliore fra tutte le scelte buone possibili, in quel determinato momento, con quelle determinate tessere, a far di Burgundy, a mio avviso, un gioco aperto e non già scritto.

A riprova di ciò ci sono solo le partite. Intervistando (si fa per dire) amici che giocano a Burdundy con regolarità, ho scoperto che... vincono i più forti.
GianlucaGianduia mi racconta che la moglie lo bastona regolamente otto partite su dieci, sia che lui parta di pascoli, che di città, che prenda per primo le miniere o imbrocchi la tessera bonus sulle merci vendute dal magazzino, che scelga scienza si, o che scelga scienza no.
Arrivano sempre a pochi punti uno dall'altro, ma alla fine vince sempre lei.
Durante la prima partita di ErProsciuttaro, la partita di "spiegazione del gioco", quel nerd col culo a tanica che mi asfalta puntualmente a tutti i giochi sin dai tempi di Magic, ha totalizzato 210 punti dandomene 30  di distacco (io che il gioco lo conoscevo e ci avevo già giocato).
Insomma: è vero: il gioco restituisce una sensazione di "fai sempre e comunque punti" , ma la difficoltà è farne più dell'avversario, e devo dire che Burgundy premia davvero il più bravo.

finito. Come al solito sono andato sul lungo. Più di quanto pensassi.
Non era mia intenzione lanciarmi in una difesa a oltranza di un titolo che può benissimo difendersi da sè, forte dei numeri e del consenso fra i giocatori, ma la discussione mi sembrava interessante.


Ok, posso togliere il cartello "Chiuso per febbre" dal blog.
Grazie della compagnia e dei messaggi in questi giorni.
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Nota:
"Ho convinto la fanciulla ad abbandonarsi ancora una volta fra le mie braccia.

E poi dopo sono stato malissimo"

E lo rifarei. Io sono il 50% di istinto e scelte sbagliate della coppia.